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    Una strada

    Da piccola credevo che il luogo migliore per nascondersi dovesse essere lontano, piccolo, difficile da raggiungere.
    Magari molto in alto, o molto in basso.
    Doveva essere silenzioso, anonimo.
    Oggi passeggio su un marciapiede di una grande città, e non mi sono mai sentita tanto sola, trasparente.
    Qualcuno mi spinge, qualcuno mi impedisce di seguire il percorso -l'unico- che avevo in programma.
    Devo fermarmi, decidere se passare a destra o a sinistra. Devo guardare per terra, dove metto i piedi.
     
    Per loro è tutto così normale. Toccare una spalla, andare dritto.
    Avere sempre qualcuno accanto, così vicino col respiro, ma così lontano col pensiero.
    Loro sono quella strada. Sono la sua anima, il suo battito.
    Si muovono insieme, respirano insieme.
     
    Poi un semaforo e un colpo di tosse. L'imbarazzo della staticità, l'angoscia di una pausa.
    L'impazienza di camminare ancora, a tempo.
     
    Io qui ci vengo per nascondermi.
    Loro sono così diversi da me, sempre così pronti. Come se fosse facile.
    Il mio cammino, invece, singhiozza.
     

    Se

     
    Cosa avrei potuto fare:
     
    - passeggiare al parco da sola godendo dell'unica stagione in cui non ho allergie e posso respirare.
    - ascoltare, sdraiata sul letto, discografie di: De Andrè, Guccini, De Gregori, Vasco, Queen, Rolling Stones, Beatles.
    - finire Il Rosso e il Nero, iniziare e finire I Bambini delle Fogne di Bucarest.
    - seguire la prima lezione di "Sii una buona massaia!" tenuta da mia madre uscita da questa porta a destra.
    - vedere per la terza e non ultima volta dell'anno American Beauty, amandolo come la prima, anni fa; o in alternativa 2 film di Allen su La7.
    - stare ore in msn ad acquisire velocità di scrittura, per aggiungere una nota di colore al mio curriculum.
     
    E invece:
     
    Studio come l'eterocromatina condensata nel nucleo non contenga geni, dunque non venga espressa.
     
    Davvero servirà tutto questo, o finirò per impegnarmi a garantire ai miei concittadini un efficace servizio di nettezza urbana?
     
     
     

    Sogno

    Sogno un uomo, è accanto al muro.
    Ha i capelli arruffati di chi la mattina esce perchè deve uscire, buttando giù una brioche perchè deve farlo.
    Il suo completo grigio è scomodo, la giacca gli va stretta. Da tempo, però, non ci fa più caso.
    Non fa più caso al suo lavoro di merda, ha ormai dimenticato di essere un artista.
     
    Oggi è in ritardo più del solito ed accelera il passo, ricorrendo una meritata promozione.
    Così, non si accorge di quanto il cielo sia azzurro e di come l'aria sia stranamente limpida ed elettrica, questa mattina.
    Non si accorgerebbe nemmeno che la terra sotto di lui sta esplodendo, se non fosse per una vecchia signora, l'unica in fondo che non ha molto da perdere, in tutta questa brutta faccenda.
    Lei lo scuote, gli mostra che tutti si stanno precipitando dalla parte opposta, verso la grotta, a pochi metri. Lì la lava non li raggiungerà, saranno salvi.
    L'uomo si ferma, guarda il vulcano.
    C'è qualcosa nel suo sguardo, una strana luce.
    Sembra aver capito, finalmente.
    Sembra felice, di nuovo, dopo tanto tempo.
    <Va tutto bene> dice alla vecchia e la guarda allontanarsi.
     
    L'uomo non è come gli altri. Non avrebbe mai dovuto essere come gli altri.
    Aspettava da tanto questo momento, la sua rivincita.
     
     
     

    Riflesso

    Fino a poco tempo fa pensavo che la parola amore fosse preziosa quanto la più preziosa delle pietre preziose.

    Pensavo di doverla usare in occasioni speciali quanto rare, con persone che quanto meno meritassero di sentirla dire “proprio” da me.

    Ma cambio idea, la cambio in continuazione. Mentre dico una cosa sostengo il suo contrario.

     

    -La mia verità si trasforma, non ho certezze-

     

    Probabilmente non naufragheranno mai in questa pagina, sperduta in un oceano di pensieri virtuali, ma vorrei dedicare queste righe a tutte le persone che ho amato, anche solo per un secondo.

    Perché si può amare immensamente, per un niente, in un secondo.

     

    Per amarti mi è bastato passare un po’ di tempo con te, condividere un segreto, sentirci piccole insieme.

    E’ bastato alzare gli occhi verso lo stesso cielo, essere cullati dallo stesso sole, prendere fiato dopo una lunghissima corsa senza meta, né pensieri.

    Per amarti mi è bastato stringerti forte la mano, mentre sfidavi te stessa.

    E’ bastato sentire la tua meraviglia, mentre affondavi le mani nei miei capelli.

    Per amarti è bastato che guardassimo insieme le stesse cose, che ci sentissimo ugualmente impotenti, che avessimo le mani legate dalla stesso filo spinato.

    E’ bastato che soffocassimo insieme lo stesso urlo, che mandassimo giù in un sorriso le stesse lacrime amare.

     

    Per amarti mi è bastato accorgermi di quanto mi amavi.

     

    Se il tuo amore è davvero grande, quell’amore ti avvolgerà.