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Scarabocchio cuori capovolti.[Questa storia non parla di me. Mio padre è di là, e peraltro non fuma.]
E così lui se ne va, e le foglie cadono tutte dagli alberi.
Questa è una di quelle lunghe giornate invernali in cui hai le mani gelate e ti spiace che la luce non abbia voglia di trattenersi ancora un po’ con te.
Ma la strana sensazione che l’inverno nasconda la primavera ti consola.
O forse è solo inverno, in un giorno primaverile.
Perché quando se ne va, quando le foglie cadono tutte dagli alberi, in quel preciso istante, lui ti rovina la vita.
E la senti la tua vita, mentre si spezza.
Provi a giustificarlo, chiamandolo ruggine, inverno, gravità.
Provi a fingere che appartenga a un altro mondo, che sia speciale.
Dentro di te però lo sai che è semplicemente lui.
Nemmeno la scusa delle sigarette, borbotti.
“Vado e torno” avrebbe potuto dirti, come in un inganno che si rispetti.
L’avresti guardato negli occhi e magari per una volta, per un’unica fottutissima volta, vi sareste capiti.
E invece no.
Non meriti nemmeno un addio.
Dai un’occhiata fuori, vicino alla sedia che gli tiene il posto sull’erba.
Lo cerchi dietro la chitarra, controlli nel suo cassetto.
Ma lui non c’è più, lui non esiste più.
Chissà se è mai esistito.
Anche se non ci sei, sei dentro di me.
Come il sole che continua ad abbacinarmi quando chiudo gli occhi,
come una torcia che sciabola nel buio lasciando una lunga cicatrice rossa. Dialogo tra il mio Sè e il suo Super-Io. (prima puntata)<<Prego signorina C., venga. (scarabocchia qualcosa). Si accomodi. Siamo rimasti solo noi. (scazzo. alza la testa. sollievo.)>> <<Già. Grazie. Buonasera (molto Rottermeier). Sa Professore, sono qui da questa mattina alle nove. La voglia di fare l’esame mi è comedireunpo’ PASSATA.>> <<Eh eh (sorriso imbarazzato). Mi dispiace signorina, ma siete in quanti siete, ovvero tanti. Oggi a lei domani a un altro (tentativo malriuscito di ammiccamento).>> <<Si certo Professore (Dio che schifo.), ha ragione. Mi scuso per l’osservazione da infanta inacidita, ma, Lei capisce, sono davvero stanca.(si toglie il maglioncino e sorride).>> << Dunque (primo colpo di tosse), allora. Vista l’ora le devo ALMENO una domanda a piacere.>> <<Già, (sottovoce) il piacere. >> << Come dice scusi? (Cazzo. Ho sentito bene?)>>. <<No, niente. Vaneggiavo tra me e me. (Si. Hai sentito bene, brutto vecchio bavoso.)>> <<Allora (secondo colpo di tosse), mi dica. Di cosa vogliamo parlare?>> << Di tutto quello che lei desidera professore. (si carica: daidadaidadai, cazzo. Dillo.). Faccia di me ciò che vuole.(inclina la testa si tocca il collo e sorride).>> <<...(imbarazzo sconcertato)>> <<...(sorriso ingenuo)>> <<...(imbarazzo molto sconcertato)>> <<...(sorriso molto ingenuo)>> <<A-allora (prova a ricomporsi, ma ha senz'altro già in corso un’erezione.). Andiamo sul c-classico?>> <<… (ride dentro, tantissimo.)>> <<… (Si. Ho detto la cazzata.)>> |
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