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http://famchinaski.splinder.com19 aprile 2007
Caro papà, lo giuro. Questo è l’ultimo tentativo che faccio. Imbarazzata dichiaro di essere seduta qui sul cesso, tavoletta giù. Mi stringo le gambe nelle braccia e ondeggio di un movimento Autistic Formula che ogni NON SO QUANTI MINUTI scema in fissità posturale. Oggi, prima di diventare autistica, sono stata nell’ordine: borderline, sociopatica, antisociale, ossessivo-compulsiva ed isterica. Ma non mi basta e divento schizofrenica, una schizofrenica waterproof che impermeabile si lascia scivolare addosso un disturbo dell’umore qualunque perché è solo acqua fresca, in confronto alla dissociazione mentale. Sigillata in bagno sono felice e piango, mi sento triste e sorrido. Perdo il contatto con la realtà, la concezione dei limiti del mio io. Ora depressa, ora euforica, guardo la lancetta. La guardo, ma NON SO DA CHE ORAessaiperchè? Perché lei non si muove, papà. Le pile dell’orologio sono finite e anche se le cambiassi con un paio di pile pescate a caso dal cassetto delle pile usate, l’orologio spirerebbe presto. Primo perché una pila usata è una pila finita; secondo perché l’orologio è rotto, papà. Si è rotto due anni fa, come la sveglia che puntualmente servi entusiasta sul mio comodino, ogni volta che si ferma. La stessa sveglia che puntualmente mi fa arrivare in ritardo. Puntualmente, paradossalmente, in ritardo. Io non lo so cos’hai contro il tempo, ma ricordo l’esordio, vent’anni fa. Con un paio di scarpe invernali, le mie Kickers invernali: un taglio in punta e m’invitavi a correrci d’estate. No papà. Se poti un paio di scarpe invernali non maturano in scarpe estive. Sono ancora, e sempre saranno, scarpe invernali. Lo sono nell’anima, nella suola, ma soprattutto nell’odore. Quindi ti prego, sii meno neofobico di così. Butta gli orologi rotti, svuota il cassetto delle pile usate. Smetti di produrre cuori malati in casse toraciche incrinate, spogliati del tuo essere conservazionista in modo casual. La moda casual veste così male un artista come te. E il tempo schiaccia anche più duro, quand’è fermo.
A presto, se il tempo riprenderà mai la sua corsa,
tua figlia Ilaria
Il giorno dopo, l'armadio del bagno si presentava come nella foto che vedete.
20 aprile 2007 Papà, pigli per il culo?
"Bambini, dite ciao ciao ai commenti!" "Ciao ciao, commenti!"Me n’ero andata in fissa, come da copione. Masticavo una daygum convincendomi avesse ancora, dopo ore di macinamento, il solito gusto d’aspartame cui ormai mi ero assuefatta, e affezionata. Ah si! Intanto mi cercavo in un riflesso e, se non fosse per la suddetta pratica digestiva, mi accorgevo di sembrare una di quelle persone che tutti definirebbero “a modo”. Orecchini di perle Ayoka: impostazione classica. Ballerine tacco zero: mood naif. Freud in una mano: formazione accademica. Mela verde nell’altra: la salute prima di tutto. Ma poi, quando pizzicavo la pelle del polso, quella bianca, sottile, confine all’apparenza inconsistente tra ciò che sono e ciò che sembro, sentivo il cuore pulsare. E pulsava a ritmo di un Manson blasfemo al ridicolo. Quanto mi piaceva. Mi piaceva che gli altri pensassero fossi una brava ragazza. Una come tante, che abbina il gloss alla fantasia del perizoma interdentale, che parla di valori assoluti a preti e pretendenti. Che usa il guanto di crine 2 volte al giorno, che legge di Psiche e Cupido. Che si emoziona per un cucciolo, cuccioli di toporagno compresi, gemendo quasi quanto geme mentre simula l’orgasmo settimanale, mancato dal ragazzo con cui fa sei anni a febbraio. Ragazzo il quale verrà lasciato su suggerimento di Paolo Fox l’anno immediatamente successivo, il pomeriggio di San Valentino. Ogni tanto poi volevo pensarlo anch’io, di essere una brava ragazza. Così, con l’augurio di ripulire la moquette cerebrale, archiviavo i miei cd, ogni cd una custodia, ogni custodia un titolo, attinente. Poi staccavo una ad una le daygum usate dal posacenere dell’auto, e mi compravo un libro di Crepet sul rapporto di coppia. Biascicavo un Padre Nostro prima di andare a dormire e mi svegliavo con i Cinque riti Tibetani. <<Chakra! E’tutta questione di Chakra!>> ripetevo insistentemente alla mia seconda personalità. Ovviamente, in una settimana, l’entropia faceva di me quella della settimana precedente. Fino a che un giorno.
Fino a che un giorno non fu aperto un nuovo blog. Lì la storia ha un seguito. http://famchinaski.splinder.com
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